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La storia di Luserna
 

Sono arrivati sino ai giorni nostri segni di insediamenti umani risalenti al neolitico (2000-3000 a.C.). Si dice che molti anni fa un contadino, scavando in un terreno, si imbatté in un pugnale di bronzo, probabilmente risalente all’età preistorica (3000-1000 a.C.).
Difficoltosa è anche l’attribuzione della datazione a dolmen e menhir situati in località Bisele di Sopra “Obarbisele” (per ulteriori approfond.“Lusern kontart…” n°8).
Numerose leggende legano i Cimbri, popolazione sconfitta da Mario, console dell’Impero romano, a Luserna, tanto che la lingua che parlano i suoi abitanti è tutt’oggi convenzionalmente chiamata “Cimbro”, nonostante sia stato più volte affermato da numerosi studiosi che l’idioma tramandato nei secoli dalla popolazione di Luserna non discende da quello delle popolazioni sconfitte da Mario nel 101 a.C., bensì dal tedesco bavarese di epoca medievale (per approfond. M.B. Bertoldi, “Luserna, una cultura che resiste”).
Il primo documento che cita “Luserna” risale al 1442 e tratta la compravendita di 4 masi.
Con Schneller e Bergmann, nella metà del XIX secolo, e con Zingerle e Bacher, tra ‘800 e ‘900, si hanno le prime descrizioni del paese.
Tra gli abitanti di Luserna solo Giovanni “Hãnsle” Nicolussi Castellan (1877-1964) descrisse Luserna e gli usi e costumi dei suoi abitanti. (“Lusern kontart…” n°5).
Nell’agosto del 1855 un’epidemia di colera colpì Luserna e durò fino alla fine di ottobre dello stesso anno, ma risparmiò la frazione Tezze. In quell’anno il paese contava 588 abitanti.
Alla ricerca di lavoro e maggiore tranquillità economica alcuni uomini del paese cercarono lavoro stagionale nelle diverse zone produttive del Regno austroungarico.
Nel 1911 un incendio distrusse parte del paese e gli abitanti, da allora, evitarono di costruire case con i tetti di scandole, privilegiando lamiere e tegole.
Allo scoppio della Grande Guerra (1914-1918) la popolazione civile di Luserna fu fatta evacuare in Boemia e gli uomini furono arruolati. (per approfond. “Lusern kontart…” n°3)
Al ritorno i profughi trovarono il paese distrutto dal conflitto e passato all’Italia, ma gli abitanti lo ricostruirono pazientemente. Nel censimento del 1921 Luserna contava 1051 residenti.
La mancanza di lavoro portò alla dolorosa scelta di trasferirsi lontano per intere famiglie, chi in Argentina e Brasile, chi in Etiopia. (“Lusern kontart…” n°4)
Nel 1939 le popolazioni di lingua tedesca, tra cui anche gli abitanti di Luserna, dovettero scegliere se rimanere in Italia, oppure trasferirsi nel Terzo Reich per trovare più facilmente lavoro. Iniziò così il fenomeno delle “Opzioni”. Nel 1940 i residenti erano 842. Molte famiglie lasciarono Luserna con la speranza di un futuro migliore. Alcune famiglie, che si erano trasferite, alla fine del Secondo Conflitto mondiale, decisero però di fare ritorno in Italia.
Nel Secondo Dopoguerra e negli anni che seguirono, la parlata cimbra favorì gli operai di Luserna nella ricerca di lavoro nei paesi di lingua tedesca, soprattutto in Svizzera. Si assistette così anche a Luserna al fenomeno delle cosiddette “vedove bianche”: donne sposate che, per quasi tutto l’anno, si occupavano da sole della famiglia perché i mariti erano emigranti e facevano ritorno in paese solo nei periodi di ferie. Alcuni uomini, invece, portarono con sé la famiglia e fecero ritorno in seguito in paese, altri scelsero di rimanere con i propri cari all’estero e di tornare solo nei periodi di vacanza.
Il boom economico degli Anni ’50 -’60 favorì la costruzione in paese di molte case, contemporaneamente, tuttavia, la necessità di lavorare e studiare altrove, portò numerose famiglie a trasferirsi, soprattutto a Trento, Bolzano, Rovereto, facendo così ritorno solo nei fine settimana e nei periodi di vacanza. (“Lusern kontart…” n°4)
Dagli Anni ’60 furono create nuove infrastrutture e servizi di ammodernamento del paese: l’illuminazione pubblica, il nuovo acquedotto (per approfond. sull’approvigionamento idrico “Lusern kontart...” n°4), l’impianto fognario, la sistemazione delle strade e il loro graduale allargamento; vennero ristrutturate inoltre numerose case private e ne furono costruite nuove.
Le case costruite dagli emigranti con i risparmi del lavoro all’estero, solitamente di dimensioni superiori alla media, oltre che per l’uso personale, servivano (e in molti casi servono tuttora) anche ad aumentare le entrate della famiglia, affittando, soprattutto nel periodo estivo, appartamenti e camere ai turisti.

 

 
 

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